IDENTITA'

lunedì, 27 dicembre 2010
 
indiano
L'identificazione va oltre l'amore per se stessi e la fiducia in sè, per quanto importanti anche questi al fine di iniziare ad essere co-creatori e maestri di sè.

Perchè l'amore per se stessi è comunque sempre duale, ossia si crea un "soggetto" che ama e un "oggetto" che è amato, anche se questi sono la stessa cosa.
Amare un "qualcosa" o un "chi", prefigge sempre una dualità, come lo stesso pensiero che deve per forza farsi una domanda per poi rispondersi.

Identificarsi, invece, è vero amore, perchè non è uno staccarsi da sè per poi amarsi, ma è l'unione dei due sè e l'amore è unione, non separazione.
Per quanto tu potrai amarti come soggetto e oggetto dell'amore, non è mai come l'identificazione in cui diventi uno.


"Essere Amore" più che "amare".

Bello il paradigma del Rosarium Philosophorum interpretato da C.G.Jung a questo proposito.

Finchè mi sento un "io" che si ama o che ama, esprimo un amore duale ed umano, ma il vero amore è l'unione col Sè, ossia l'dentificazione in esso, appunto SII CHI SEI, FINALMENTE!

 
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Trovo importantissimo questo messaggio di Kuthumi, perchè capire e sentire chi veramente siamo è fondamentale.
 
 

Un giorno mi sono svegliato con un pensiero.

Pensavo a me, a quello che sento, a quello che vivo, a quello che mi fa vibrare, emozionare, al mio sentire insomma eppoi riflettevo:" Noi ci domandiamo sempre chi siamo, è la domanda per antonomasia che l'uomo si porge da sempre senza mai darsi una risposta, o meglio le risposte sono anche tante, ma quella in cui lui riesce veramente ad identificarsi.

Ci si identifica in un io, poi ci rendiamo consapevoli che siamo anche divini, ecco che questa mattina, dopo queste riflessioni mi è sorta una domanda:"Ma poi a me cosa importa sapere chi sono?

Cambia forse qualcosa se quello che io vivo e "sento" ha un soggetto che percepisce, indipendentemente dal soggetto?

Oppure noi siamo semplicemente "Vita"?

Ci rendiamo conto cosa vuol dire vivere senza sentirsi soggetto?

Vivere con "coscienza " di vivere, non vivere in modo passivo.

Non siamo forse noi una "coscienza"?

E la coscienza ha proprio bisogno di un soggetto?

Il soggetto direbbe che ha coscienza, ma la coscienza senza soggetto semplicemente "è".

Non direbbe più "io ho", ma direbbe "sono".

Allora non "avrebbe" vibrazione, ma "sarebbe" vibrazione, non "avrebbe" un sentire, ma "sarebbe" un sentire, non avrebbe un'emozione, ma sarebbe quell'emozione.

Una conoscenza, per quanto evoluta, non sarebbe mai paragonabile a quando si "è" quella conoscenza. Questo dicevano i Maestri del Cerchio Firenze '77 e questo ora si sta maturando in me.

Tempo fa scrissi queste parole mi mi venivano di getto:

"Conoscere può diventare maggior sicurezza dell'io,
non conoscere è lasciare che la vera conoscenza pervada il tuo essere,
senza possederla.

Ma se tu vuoi non conoscere per conquistare la conoscenza,
allora è ancora il tuo io che vuole una continua sicurezza.

Conoscere è conquistare; non conoscere è "essere la conoscenza".

Conoscere è importante per capire la non conoscenza,
poi diventa importante il vuoto.

Il vuoto è non avere più paura del futuro,
di non essere più radicati nel passato.

Il vuoto è libertà,
è perdere l'identità.

Perdere l'identità è uscire dalla dualità,
non creando più un soggetto.

Perdere l'identità è aprirsi al sentire; è vivere.

Perdere la propria identità è poterci identificare in Dio."

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